Implantoprotesi neuromiofasciale: principi biologici, descrizione di un caso clinico e revisione della letteratura

Fabio Morgese

ABSTRACT

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo ed esponenziale aumento del contenzioso in campo odontoiatrico e la chirurgia implantologica rappresenta la branca specialistica maggiormente interessata (Introna F. 2001). Infatti, gli errori riconosciuti in ambito odontoiatrico vengono prevalentemente ricondotti alle riabilitazioni implanto-protesiche più o meno estese (Esposito M et al. 2008). Vari autori sono concordi nel sostenere che per quanto riguarda gli elementi dentari naturali, il carico ottimale deve avere un “vettore prevalente” lungo l’asse longitudinale del dente (Mahmoud K et al. 2017). Infatti, forze puramente “assiali” non esistono all’interno del sistema stomatognatico. In altri termini, le forze alle quali sono sottoposti gli elementi dentari e l’osso alveolare (in modo diretto e indiretto) sono sempre tridimensionali e mai lineari (come quelle che erroneamente vengono riprodotte con gli articolatori). Moderne tecniche di rigenerazione ossea rappresentano un valido ausilio per il posizionamento implantare nel rispetto dei parametri neuromiofasciali. Di conseguenza l’implantologo passerebbe da un concetto di “implantologia osteo- guidata” a quello di “implantologia guidata da parametri neuromiofasciali”. La presente trattazione esamina, attraverso una revisione della letteratura, i principi biologici che regolano l’omeostasi dell’osso alveolare e propone una nuova metodica per il posizionamento implantare nel rispetto dei parametri dinamico-funzionali (neuromiofasciali). Attraverso la descrizione di un caso clinico di malpractice implanto-protesica, oggetto di contenzioso medico-legale viene dimostrata la possibilità di gestire con un approccio neuromiofasciale, quelle riabilitazioni eseguite con differenti metodologie.

 

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