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Editoriale
CIRCA UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA PER LA BIOLOGIA Il Convegno I.A.P.N.O.R. di
Ottobre ha permesso ai soci ed a quanti hanno avuto la volontà di
partecipare (circa 500 persone) di comprendere quale evoluzione il pensiero
dell'Accademia abbia avuto nel decennio passato dalla sua fondazione
(1993-2003). Il significato patogenetico, eziologico e, forse,
epistemologico del nostro intervento clinico ha subito una precisa
evoluzione. Il modo meccanicistico espresso dalla ricerca di protocolli
d'intervento validi per ogni occasione e dall'interpretazione univoca dei
dati semeiotici, ha abbondantemente lasciato il passo all'analisi critica
dei risultati, anche strumentali (vedi Elettromiografia di superficie e
Chinesiografia computerizzata per quanto riguarda il gruppo di Odontoiatri
che si riconosce nella parte P.N.O.R. di I.A.P.N.O.R. “International Academy
of Posture and Neuro Muscolar Occlusion Research”) in un'ottica in cui venga
privilegiata l'integrazione dinamica delle parti nel tutto. In quest'ottica
perde di senso la ricerca della “forma normale” sia essa attribuita alla
struttura che alla funzione. Quanta “salute” è presente, direbbe il nostro
Segretario culturale Dott. Vincenzo Cozzolino D.O., in quel “sistema
dinamico”, aggiungerebbe modestamente lo scrivente. Questo potrebbe essere
il nuovo confine a cui tendere, lasciandosi alle spalle la palude culturale
fatta di forme e funzioni “normali” o “corrette”. Ovvio, siamo all'inizio!
Ovvio mancano dati sicuri e “scientificamente” rilevanti. Ma dove sono, nel
campo della Sindrome Algico Disfunzionale (pessima definizione per uno stato
non ancora definito), i dati “scientificamente” rilevanti e sicuri! I vecchi
paradigmi sui quali si è basata la ricerca biologica sembrano vacillare
quando lo scopo diventa la comprensione di comportamenti, disturbi o
disfunzioni che coinvolgono sistemi ad alta integrazione funzionale tipo il
sistema neuro muscolare, o neuro mio fasciale come amiamo definirlo in
Accademia. Sono perciò necessarie nuove idee, nuove strategie d'indagine,
anche violenti cambiamenti di rotta che su un nuovo paradigma costruiscano
un'alternativa reale alle vecchie, radicate e spesso infruttuose idee del
passato. In questo senso credo che possano essere esplicative le parole di
Jan Walleczeck in “Il Cambiamento di Paradigmi in Biomedicina: Implicazioni
per la Ricerca Futura e per le Applicazioni Cliniche” del quale segue un
breve estratto. “Lo studio dei sistemi viventi porta a sostenere alcune
ragioni per cui le strategie unicamente riduzionistiche con i loro modelli
esplicativi non sono in grado di rispondere completamente a questioni
biologiche fondamentali quali: 1) come possono gli organismi viventi
funzionare come un “tutto”?
2) come possono tradurre ed elaborare “informazioni dinamiche”? 3) come
rispondono unitariamente alle perturbazioni esterne?
Per alcuni, queste domande potrebbero sembrare una sfida o una provocazione
intellettuale. Infatti, molti scienziati utilizzano un pensiero
rigorosamente riduzionistico e la moderna Biologia rifugge ogni spiegazione
non riducibile, almeno nel principio, alla somma delle azioni microscopiche
delle singole unità fondamentali. L'attuale predominio assoluto
dell'approccio riduzionistico alla conoscenza scientifica non sorprende per
almeno due ragioni.
La più ovvia delle due è legata all'incontestabile successo ottenuto
attraverso tale approccio dalle moderne scienze, tra le quali la Biologia
cellulare e molecolare. Il risultato di questo successo è la convinzione di
molti Ricercatori che i concetti ed i modelli attualmente nelle loro mani
siano sufficienti per risolvere ogni problema si possa incontrare. L'altra
ragione è, forse, più “sottile” della precedente ed è legata all'ansia che i
Ricercatori in Biologia provano quando cercano di abbracciare un qualsiasi
pensiero “globale” o “olistico”.
Sicuramente sono da considerare ragioni storiche in questo atteggiamento.
Durante la prima metà del XX secolo alcuni Scienziati ed alcuni Filosofi si
sono resi conto che sarebbero state necessarie nuove leggi per comprendere e
spiegare l'apparentemente miracolosa funzionalità ed efficienza degli
organismi viventi. Il fatto che la formazione di strutture altamente
organizzate ed autostabilizzanti con comportamenti spaziali e spazio
temporali coerenti marchio di fabbrica di ogni processo vivente, potessero
spontaneamente emergere dalla interazione casuale a livello microscopico di
composti organici era, però, allora semplicemente inconcepibile. Questi
Studiosi sono ricorsi all'uso di principi non dimostrati “scientificamente”
assegnando un ruolo primario ad una forza unificatrice specifica o ad un
campo genericamente “organizzatore” che avrebbero dovuto essere “unici” per
la materia vivente e che avrebbero dovuto spiegare le proprietà del “tutto”
non spiegabili utilizzando il principio della somma delle singole parti.
Come conseguenza, i Biologi moderni hanno la tendenza a rifiutare ogni
nozione “olistica” perché suona in modo non “scientifico”, tali principi
richiamando alla loro mente un misticismo associato a infondate idee
neovitaliste del passato.
Oggi, naturalmente, noi sappiamo che la formazione emergente di schemi
macroscopici, auto organizzati in sistemi biochimici e biologici può essere
spiegata attraverso la Scienza della Termodinamica del Non equilibrio nei
sistemi complessi non lineari; e quindi, sappiamo che non è necessario
postulare campi o forze esterne al regno della fisica moderna per spiegare
molte delle stupefacenti e spesso, controintuitive caratteristiche degli
organismi viventi quali la sensibilità nonlineare a stimoli di intensità
molto bassa o la formazione spontanea di schemi comportamentali complessi.
Il punto di vista dei sistemi dinamici nonlineari, quale paradigma del
principio dell'autoorganizzazione, fornisce, quindi, alla Biologia un
approccio teorico di una “Biologia Olistica” per la prima volta nella storia
della Scienza. Questo nuovo “olismo” è fortemente radicato nelle leggi
fisiche che governano i processi materiali del mondo non vivente. Da una
prospettiva epistemologica, esiste la possibilità di superare un conflitto
secolare tra conoscenza “olistica” e conoscenza “riduzionistica” in
Biologia. La soluzione potrebbe soddisfare gli “Olisti” ed i “Riduzionismi”
concedendo vicendevolmente mera somma delle azioni individuali degli
elementi che compongono il livello organizzativo microscopico. Il principio
dell'Autoorganizzazione offre dei potenti strumenti intellettuali per
comprendere le proprietà globali, irriducibili dei processi viventi. Lo
sviluppo sistematico di questo pensiero e le sue applicazioni in Biomedicina
sono cruciali per comprendere 1) il potere ed il ruolo dell'Autoorganizzazione
nella salute e nella malattia, 2) come la diagnosi clinica può beneficiare
di una migliore comprensione dei processi non lineari dinamici nella
malattia e 3) come possano essere usati al meglio gli stimoli esterni per
influenzare e controllare, a scopo terapeutico, la dinamica autoorganizzata
biologica. Queste osservazioni suggeriscono una nuova agenda per la ricerca
in Biologia e in Medicina. Seppure in questi campi sono stati fatti
importanti passi, molti problemi rimangono aperti e molti altri sono sorti
dalle nuove scoperte. Alcune osservazioni necessitano di ulteriori conferme
e l'applicabilità di alcune proposte teoriche devono essere convalidate dal
futuro lavoro. Questi attuali limiti non devono essere valutati in modo
negativo, anzi testimoniano la vitalità delle idee e le ricche promesse del
lavoro in questo campo di frontiera. È molto importante il fatto che gli
strumenti e le idee della dinamica nonlineare abbiano motivato i Ricercatori
a proporre disegni sperimentali nuovi e a sviluppare modalità diagnostiche e
terapeutiche mai neppure pensate in passato. È giunto il tempo per gli
Studiosi delle Scienze biomediche di adottare un approccio globale dei
sistemi per la loro comprensione e per sviluppare una nuova e più avanzata
tecnologia biomedica. Il premio per la Medicina potrebbe essere
incommensurabile”.
R. Cattaneo
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