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Editoriale Si è da poco concluso il Convegno Nazionale I.A.P.N.O.R., quest’anno
incentrato sulla problematica della riabilitazione protesica. I due giorni
dell’incontro hanno offerto la possibilità di un franco confronto tra
le posizioni espresse da varie scuole di pensiero (durante la prima
giornata del convegno) e quelle proprie e caratteristiche della
I.A.P.N.O.R., discusse durante la seconda giornata. È un punto fermo
della continua crescita dell’Accademia, numerica e culturale, avvenuta
negli ultimi anni, l’ampio spazio assegnato, all’interno del proprio
Convegno nazionale, a Relatori non appartenenti alla I.A.P.N.O.R. Questo
fatto, peraltro raro nel panorama dei Convegni nazionali, permette una
reale misurazione delle proprie idee sulla base di un confronto, talora
anche duro, con quelle di estrazione differente e non consente un
narcisistico ed autoreferenziale circuito in cui solo le idee tra loro
simili si certificano come valide. Credo non sia sfuggita ai numerosi
partecipanti la difficoltà che purtroppo molti relatori della prima
giornata, seppur noti e famosi, hanno avuto nel mantenere la propria
relazione attinente al tema del Convegno. Si impone a questo proposito una
riflessione: è possibile che i rappresentanti delle “Università” e
delle “Società” invitati non siano stati in grado di offrire un
contributo saliente al tema del Convegno? Dal momento che il tema “Protesi”
non può essere considerato secondario nell’operato di un Odontoiatra,
per quale motivo non sono stati in grado di confrontarsi profondamente
sull’argomento? Si è sottovalutato l’argomento e la preparazione dei
partecipanti, oppure l’Odontoiatria “colta”, in questi anni, si è
occupata di vari argomenti, forse più affascinanti, trascurando l’aspetto
protesico della propria attività, rilegandolo in un campo prettamente
tecnico e afflitto da una “Gnatologia” dento-articolo centrica un poco
geroglifica e nota a pochi? Solo così si spiega la rarità di operatori
che praticano e “parlano” con competenza di Protesi e l’esistenza
quasi spettrale dello “Gnatologo” chiamato in causa, spesso per
disperazione, qualora il lavoro protesico fallisce. Come è possibile che
un Dentista che riabilita, attraverso varie procedure tra cui la protesi,
il sistema stomatognatico non sia anche “gnatologo”? Quale arcaica
concezione del sistema stomatognatico àncora le nostre menti a tal punto
da farci Odontoiatri provetti “implantologi”, “ortodonzisti”, “disfunzionalisti”,
“ecceteristi” ma scarsamente propensi a discutere in modo fattivo e
sistematico di Protesi e del ruolo che la riabilitazione protesica ha nell’economia
generale dell’individuo? In I.A.P.N.O.R. non si respira la stessa aria.
Probabilmente i 520 partecipanti al Convegno si saranno resi conto dell’importanza
che i manufatti protesici hanno per i nostri soci, dal tentativo di
organizzare attorno al tema un discorso articolato, complesso ed originale
il cui scopo era generare una nuova sistematica protesica. L’integrazione
afferente della protesi all’interno del corpo umano è un fenomeno
importante della riflessione attuale all’interno dell’accademia.
Trascende il singolo aspetto odontoiatrico, coinvolge tutti gli operatori
specifici che la filosofia Neuro Mio Posturale da L. Blaercia in poi ha
raggruppato (Odontoiatri, Odontotecnici, Osteopati; Omeopati, Neurologi,
Logopedisti, etc...) ed assume una valenza generale, nel senso che ogni
oggetto protesico è prima di tutto uno stimolo sensoriale al quale
reagisce la globalità dell’essere che lo riceve, integrandolo nel suo
sistema vivente, o rifiutandolo come corpo estraneo inaccettabile. L’originalità
della proposta dell’Accademia, emersa durante il Convegno di Ottobre, è
rappresentata dalla modalità d’approccio semeiotico fisico e
strumentale in grado di valutare tale integrazione, dalle tecniche
costruttive rispettose del sistema nervoso afferente e dalla continua
ricerca delle strade fisio patogenetiche che determinano l’integrazione
o il rifiuto dei manufatti protesici. Il successo numerico ed i
lusinghieri commenti (assieme alle critiche naturalmente) che la
segreteria ha raccolto, non possono che stimolare la I.A.P.N.O.R. a
proseguire su questa difficile strada sperando che in futuro non venga
più sottovalutata, dalle “autorità” culturali di volta in volta
presenti, la preparazione della platea e dei soci della nostra
Associazione. Il Convegno Nazionale I.A.P.N.O.R. non è una passeggiata
per nessuno e non sarà mai una vetrina in cui mostrare le proprie piume
colorate ma sarà sempre il luogo in cui, indipendentemente dal proprio
“titolo nobiliare”, ciascuno possa controllare le proprie idee,
intuizioni, ricerche, opinioni ed anche fantasie, purché originali,
frutto della propria fatica e libere da “Ipse dixit”. |