
Editoriale
2° numero - zero
Indice

di
Luigi
Balercia,
Presidente
I.A.P.N.O.R.
Il
concetto
di
verità
in
campo
scientifico
è
in
continua
evoluzione
ed
è
caratterizzato
dal
costante
stimolo
per
la
ricerca,
dal
confronto,
dal
rimettersi
in
discussione
ogni
qual
volta
il
risultato
conseguito
evidenzi
dei
limiti.
La
scienza
medica,
in
particolare,
esige
dal
sanitario
il
superamento
della
concezione
statica
della
<<
verità
>>
e
persegue
sempre
e
ovunque
la
comprensione
del
fenomeno,
nella
fattispecie
del
sintomo
rilevato
sul
paziente.
Ciò
comporta
una
diversa
filosofia
del
<<
credo
>>
medico,
in
cui
si
oltrepassino
le
opinioni
comunemente
accettate
come
vere,
come
di
fatto
avviene
quando
la
risposta
terapeutica
è
rivolta
alla
sola
analisi
della
sintomatologia,
per
spingersi
alla
comprensione
-
nòesis
la
definivano
gli
antichi
-
originaria
del
sintomo
stesso
che,
a
sua
volta,
è
lo
specchio
dell'originaria
causa
scatenante
la
patologia
.
Nel
precedente
editoriale
avevamo
a
sostenere
che
l'obbiettivo
della
I.A.P.N.O.R.
è,
in
sostanza,
l'ulissismo,
ossia
il
viaggio
dell'uomo
spinto
dalla
sua
curiosità
a
conoscere
approdando
in
tutti
i
lidi,
consapevole
che
tutti
hanno
una
propria
verità
ma
che
nessuno
possiede
la
<<
Verità
>>
(cfr.editoriale
n.
1).
Il
nostro
discorso
tende
a
recuperare
il
concetto
di
globalità
dell'uomo
e
si
pone
in
contrasto
con
la
medicina
settoriale
che
accusa
forti
limiti.
A
tal
proposito
ci
sembra
congruo
sostenere
la
filosofia
della
nostra
Accademia
recuperando
il
senso
del
<<
Mito
della
caverna
>>
tratto
dalla
Repubblica
di
Platone,
relativo
alla
scienza
del
Bene
ai
quattro
gradi
della
conoscenza,
purtroppo
caduto
in
disuso
da
molti
anni,
con
vistosi
effetti
deteriori
sulla
preparazione
umana,
deontologica
e
scientifica
di
molta
classe
medica.Fermarsi
al
fenomeno,
in
medicina,
comporta
lo
stesso
errore
in
cui
incorrevano
gli
schiavi
della
caverna,
costretti
dalla
condizione
a
vedere
solo
le
ombre
riflesse
dalla
luce
e
a
scambiarle
per
vere,
giacché
quelle
costituivano
costituivano
per
loro
l'unica
verità.
Ma,
sosteneva
Platone,
se
uno
dei
prigionieri
fosse
sciolto
e
potesse
volgere
finalmente
il
capo
verso
la
fonte
di
luce,
stenterebbe
in
un
primo
tempo
a
riconoscere
di
aver
sempre
creduto
reali
soltanto
le
ombre;
se
poi
il
prigioniero
fosse
portato
alla
luce
del
sole,
dapprima
gli
sarebbe
impossibile
contemplarla
direttamente
e
dovrebbe
limitarsi
a
vedere
le
immagini
delle
cose
reali
riflesse
nell'acqua
dei
fiumi.
Soltanto
gradualmente
e
con
somma
fatica
potrebbe
giungere
a
contemplare
direttamente
il
sole,
la
luce,
la
verità.
L'essenza
del
mito
calza
a
perfezione
con
gli
obbiettivi
dell'Accademia,
che
vuole
il
superamento
delle
opinioni
molteplici,
le
verità,
al
fine
di
giungere,
attraverso
la
dialettica
e
il
confronto
scientifico,
-
diànioa
dicevano
gli
antichi
-
all'individuazione
e
alla
definizione
del
fenomeno
nella
sua
interezza,
alla
VERITA'
,
offre
semmai
il
mezzo
per
lo
scambio
di
ricerche,
di
opinioni
e
risultati
per
partecipare
alla
splendida
avventura
della
ricerca,
nell'intento
di
sostenere
l'uomo
nel
suo
divenire
quotidiano,
sia
egli
medico
che
paziente.

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