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Presentazione e Ringraziamenti
Il presente testo
si compone di informazioni tratte da svariate fonti. Rappresenta il culmine
della ricerca, dello studio e della pratica nella scienza e nell’arte
dell’osteopatia e della sua applicazione ai bambini. Durante il mio
percorso, ho appreso molto dai miei colleghi e dai miei insegnanti, ma la
maggior parte di ciò che ho imparato mi è giunta dai miei pazienti. Dal più
piccolo neonato, di diciassette settimane di gestazione, al più grande, alla
sua nona decade di vita, i loro corpi, le loro menti ed il loro spirito mi
hanno insegnato ad essere quieta ed ascoltare. Nella mia, in qualche modo
semplice, opinione, gran parte dell’arte dell’osteopatia risiede
nell’abilità di integrare l’informazione indescrivibile, forse persino
incomprensibile ma palpabile, che il corpo del paziente ci fornisce con ciò
che è scientificamente conosciuto e compreso. Un tipo di informazione non
nega né sminuisce il valore dell’altra. Esse si amalgamano per fornirci un
quadro più completo, unificato dell’individuo. La presente opera costituisce
il mio tentativo di realizzare ciò. Il libro è diviso in due parti. Nella
prima si discutono i concetti di base della fisiologia, dalla prospettiva di
un clinico osteopata. Nella seconda parte, vengono descritti i più comuni
processi patofisiologici osservati nei bambini. Svariati temi ricorrenti si
intessono in tutto il testo: i meccanismi attraverso i quali i processi
patofisiologici si influenzano l’un l’altro; i normali cambiamenti ed
adattamenti nella struttura e nella funzione che si verificano durante
l’infanzia ed il modo in cui tali cambiamenti possono essere influenzati dai
suddetti processi; ed un razionale approccio per il trattamento osteopatico.
Un credo comune, nella pratica osteopatica degli Stati Uniti, è che
“l’indicazione per la manipolazione osteopatica sia data dalla disfunzione
somatica”. Mentre ciò può corrispondere a verità, processi patofisiologici
differenti spesso richiedono differenti approcci osteopatici, soprattutto
nei giovanissimi, negli anziani e nei pazienti molto malati. Tenendo a mente
ciò, la disfunzione somatica viene discussa dalla prospettiva dei sintomi
riscontrati nei diversi tessuti, vale a dire sintomi fluidi, membranosi,
articolari, ossei e neurali. Il trattamento osteopatico viene discusso nel
contesto dei modelli fisiologici: interazioni somato-viscerali, influenze
posturali o biomeccaniche, il sistema neuroendocrino, il sistema
respiratorio/circolatorio ed il modello bioenergetico. Sebbene una
discussione di tali modelli sia integrata in tutto il testo, viene di
seguito fornita una breve sinossi. Uno dei principali indizi diagnostici che
possono essere raccolti da un esame osteopatico consiste nella facilitazione
spinale. Si tratta di un’area localizzata di cambiamento palpatorio nei
muscoli e nelle fasce adiacenti alla colonna. I cambiamenti includono: un
rigonfiamento del tessuto o edema, un aumento o diminuzione della
temperatura e rigidità o perdita di tono. Tali cambiamenti nella trama
tissutale rappresentano aree localizzate di infiammazione che si verificano
in risposta ad un insulto locale diretto. Possono altresì sopraggiungere in
risposta ad un danno o irritazione a carico dei tessuti distali, attraverso
i riflessi viscero-somatici. Questi ultimi sono stati descritti per la prima
volta nella prima parte del corrente secolo. Recenti indagini scientifiche
nel meccanismo e negli effetti di tali interazioni hanno posto nuova luce
sulla stretta relazione tra il sistema muscoloscheletrico ed i visceri, per
mezzo del sistema nervoso simpatico. I riflessi di Chapman sono aree
superficiali di cambiamento nella trama tissutale profondamente correlate
alla patologia viscerale. Tali piccole aree di tessuto fibroso si
riscontrano nella parte anteriore e posteriore del torso. Il luogo dei
sintomi sia anteriori che posteriori suggerisce un problema viscerale (Owen
1963). I riflessi di Chapman furono discussi per la prima volta nella prima
parte del XX° secolo da Frank Chapman, D.O. Sono facilmente integrati
nell’esame fisico generale e forniscono un ulteriore strumento nello
sviluppo di una diagnosi differenziale. Una comprensione generale della
mappa viscero-somatica e dei riflessi di Chapman può fornire al clinico
degli indizi circa la probabile causa dei sintomi del paziente, così come un
percorso per l’approccio terapeutico. La connessione immuno-neuroendocrina è
un termine che è stato coniato in riferimento alla complicata
interdipendenza tra il sistema nervoso, l’equilibrio ormonale e la funzione
immunitaria. Parlando in termini basilari, il corpo umano mantiene un
equilibrio interno o omeostasi, attraverso secrezioni chimiche ritmiche
provenienti dal cervello (neurotrasmettitori), dagli organi del sistema
immunitario (immunoregolatori) e dalle ghiandole (ormoni). Tali secrezioni
chimiche interagiscono al fine di stimolare e sopprimere l’un l’altra, in
tal modo coordinando la chimica interna del corpo. Stimoli potenzialmente
nocivi, provenienti sia da fonti esterne che interne, possono alterare tali
modelli ritmici, influenzando così l’omeostasi della chimica interna del
corpo e creando una risposta adattiva generale. Normalmente, una volta che
lo stress viene rimosso, la risposta adatVI AN OSTEOPATHIC APPROACH TO
CHILDREN tiva si risolve e l’omeostasi è ristabilita. Tuttavia, a seguito di
uno stress forte o prolungato, l’intera fisiologia del sistema
immuno-neuroendocrino può alterarsi, creando una condizione permanente di
risposta adattiva. La chimica del cervello, la funzione del sistema
immunitario e l’equilibrio ormonale risulteranno alterati. Tale individuo
non solo sarà più soggetto a malattie, ma gli risulterà più difficile anche
adattarsi ad una qualsiasi nuova condizione di stress. Molti studi hanno
dimostrato che in una condizione di stress si verificano cambiamenti nelle
cellule immunitarie, nei livelli ormonali e nella funzione del sistema
nervoso (McEwan 1987, Ganong 1988, Gold & Goodwin 1988a, 1988b, Keicolt
Glaser & Glaser 1991, Esterly 1992, Sternberg 1992). Gli stimoli che
producono stress possono includere influenze psicologiche e fisiologiche. Il
dolore, o stimolo nocicettivo, è considerato un potente fattore di stress.
Da una prospettiva osteopatica, la disfunzione somatica, o altre tensioni
nel corpo del paziente, possono influenzare in maniera avversa il sistema
immuno-endocrino. Il modello biomeccanico/posturale vede il corpo come
un’integrazione delle componenti somatiche. Gli stress o gli squilibri tra
tali componenti avranno come conseguenze: aumento del consumo energetico,
cambiamenti nella struttura articolare, impedimenti della funzione
neurovascolare ed alterazione del metabolismo. Nei bambini molto piccoli,
gli stress biomeccanici o posturali possono influenzare lo sviluppo delle
abilità motorie e persino i processi cognitivi. Inoltre, meccaniche
posturali alterate influenzeranno il tessuto connettivo e le fasce,
intaccando potenzialmente il drenaggio linfatico e vascolare. Tali
cambiamenti possono contribuire all’accumulo di prodotti di scarto
cellulare, ad un’alterazione del PH tissutale, a cambiamenti nella pressione
osmotica ed impedimenti nella liberazione di ossigeno e nutrienti. Ciò si
rivela importante nei casi di infezione, problemi cardiopolmonari e disturbi
metabolici, quali il diabete. Gli squilibri posturali possono altresì
causare irritazione ai tessuti paraspinali, inclusi i tessuti articolari
delle vertebre. L’irritazione di tali tessuti stimolerà le fibre
somatosimpatiche, provocando cambiamenti mediati dal sistema simpatico nei
tessuti coinvolti , così come potenziali cambiamenti nei visceri associati.
Il modello respiratorio/circolatorio è preposto al mantenimento degli
ambienti extracellulare ed intracellulare, attraverso la libera emissione di
ossigeno e nutrienti e la rimozione dei prodotti di scarto. L’integrità del
sistema respiratorio/circolatorio è influenzata, dai cambiamenti posturali,
ad un livello microscopico attarverso gli stress tissutali, ad un livello
macroscopico attraverso la meccanica respiratoria. La maggior parte dei
muscoli della schiena, del torace, del collo e delle estremità superiori
giocano un ruolo importante nella meccanica respiratoria. Un’alterata
meccanica respiratoria può contribuire alla congestione tissutale e ad una
diminuzione della clearance; ad un’alterata ventilazione e ad un aumento del
dispendio energetico; infine, ad un’alterazione delle pressioni del ritorno
linfatico e venoso. I fattori che possono influenzare la meccanica
respiratoria includono, sebbene non si limitino solamente a malattie
respiratorie, scoliosi, chirurgia addominale o toracica, obesità e
cambiamenti posturali. Il corpo umano richiede un equilibrio tra il
dispendio e l’approvvigionamento di energia, al fine di mantenere
l’omeostasi. Un operato efficiente dei sistemi interni del corpo conserva
l’energia che può essere utilizzata per adattarsi ai fattori di stress
esterni, quali ad esempio carenze nutrizionali, trauma, infezioni,
stimolazione nocicettiva ed altri. Quando svariati fattori di stress hanno
luogo simultaneamente, la loro influenza può divenire cumulativa o
sinergica, compromettendo ulteriormente l’abilità del corpo nel mantenere
l’omeostasi. I cambiamenti nel sistema muscoloscheletrico possono aumentare
la richiesta di energia del corpo. Ad esempio, una restrizione nel movimento
articolare per via di una disfunzione somatica altererà la biomeccanica e
ridurrà l’efficienza del movimento. Utilizzare quell’articolazione
richiederà più lavoro è ciò aumenta la richiesta metabolica che il paziente
deve affrontare. Ora, immaginate che vi siano molte articolazioni ristrette,
tutte nel torace, ed il paziente sia un neonato di quattro mesi affetto da
virus sinciziale respiratorio. Ciascun processo che interferisca con
l’omeostasi sistemica o locale potenzialmente può aumentare le richieste di
energia del corpo. Nella mia opinione, tali cinque modelli fisiologici si
intessono a formare la struttura dell’approccio osteopatico. Vi è un altro
elemento che, se aggiunto, fa dell’approccio osteopatico un trattamento
osteopatico. Si tratta della relazione tra il medico osteopata ed il
paziente. Con ciò non intendo le loro personalità – la maggior parte dei
pazienti di due settimane non possiedono una spiccata personalità! - mi
riferisco ad un riconoscimento che deve aver luogo tra il medico ed il
paziente. Nonostante probabilmente non possieda abilità di conversazione,
persino il più giovane dei pazienti è un individuo, un essere umano
completo, con patimenti nella Vita né minori né maggiori rispetto al medico.
Il trattamento osteopatico richiede due elementi per avere un buon esito: il
paziente ed il medico. Gli osteopati non sono dei guaritori abietti. Sono
agevolatori. Il paziente fornisce gli indizi che ci permettono di utilizzare
la nostra conoscenza e la nostra abilità nell’agevolare il cambiamento.
Tuttavia, è il corpo del paziente, il meccanismo del paziente che deve
attuare quel cambiamento. Il medico osteopata deve avere un rapporto umano
con il bambino. Non si può prendere ed agire semplicemente sui tessuti. Nel
corso della presente opera, ho cercato di incorporare le tecniche più
comunemente praticate con gli approcci utilizzati nella professione
osteopatica. Tuttavia, dal momento che la maggior parte del libro ha a che
fare con bambini molto piccoli, gli insegnamenti di William Garner
Sutherland, D.O. figurano in maniera prominente nel testo. E’ importante
ricordare che il Dr. Sutherland diceva sempre che i suoi insegnamenti non
costituivano una sua idea, bensì la sua comprensione dei principi
dell’osteopatia del Dr. Still. Allo stesso modo, ciò che è scritto in queste
pagine non sono idee mie, mie invenzioni o scoperte. Non è altro che un
tentativo di spiegare la mia tuttora debole comprensione dei principi
dell’osteopatia nel trattamento dei bambini. Tenendo a mente ciò, incoraggio
ciascun lettore a rendermi noto quando l’informazione non è chiara, è
incompleta o (non voglia il cielo) semplicemente sbagliata. Va da sé che i
colpetti sulla spalla sono sempre ben accetti. La dottoressa Anne Wales ama
dire: “Noi osteopati siamo ad una linea di confine, oltre il quale vi è
l’inesplorato”. Sono impaziente di viaggiare con voi.
JC, 2003 PREFAZIONE THE GASTROINTESTIPNRAEL
FSAYZSIOTENME VII BIBLIOGRAFIA Esterling B 1992 Stress-associated modulation
of cellular immunity. In: Willard FH, Patterson M (eds) Nociception and the
neuroendocrineimmune connection. American Academy of Osteopathy: 275–294
Ganong W 1988 The stress response – a dynamic overview. Hosp Prac 23:
155–171 Gold P, Goodwin F 1988a Clinical and biochemical manifestations of
stress: Part I. New England Journal of Medicine 319: 348–353 Gold P, Goodwin
F 1988b Clinical and biochemical manifestations of depression: Part II. New
England Journal of Medicine 319: 413–420 Keicolt-Glaser JK, Glaser R 1991
Stress and immune function in humans. In: Ader R, Felton DL, Cohen N (eds)
Psychoneuroimmunology, 2nd edn. Academic Press, San Diego, CA, pp 849–895
McEwan B 1987 Glucocorticoid-biogenic amine interactions in relation to mood
and behavior. Biochem Pharm 36: 1755–1763 Owen C 1963 An endocrine
interpretation of Chapman’s reflexes, 2nd edn. American Academy of
Osteopathy, Colorado Sternberg E, Chrousos G 1992 The stress response and
the regulation of inflammatory disease. Ann Intern Med 117: 854–866
Ringraziamenti
La presente opera non sarebbe mai potuta giungere a realizzazione se non
fosse stato per il sostegno, la pazienza e l’incoraggiamento di Mary Law,
Katrina Mather e Derek Robertson della Elsevier Science. A loro devo la mia
gratitudine. Altresì generosi nel loro sostegno ed incoraggiamento sono
stati Steve Shannon, D.O. e Boyd Buser, D.O., Preside e Vice Preside del
College of Osteopathic Medicine all’Università del New England. Vorrei
ringraziare i membri del mio dipartimento, Ann Nielsen e Nancy Goulet;
George Pasquarello, D.O., Charlie Carr, D.O. e Ralph Thieme, D.O.; così come
gli interni e colleghi per avermi sostenuta ed aver messo in fuga i miei
frequenti momenti di preoccupazione per tale lavoro. Allo stesso modo,
vorrei ringraziare gli studenti del Royal Melbourne Institute of Technology,
della Winer Schule fur Osteopathie, della European School of Osteopathy ed
in special modo del College of Osteopathic Medicine dell’Università del New
England, per il loro contagioso entusiasmo, le loro domande minuziose e la
loro insistenza sulla chiarezza. Mi avete insegnato molto. Tuttavia, in modo
ancor più importante, sono per sempre indebitata con Anne Wales, D.O. e
James Jealous, D.O., due amici ed insegnanti che mi hanno aiutato ad aprire
la porta alla mia vocazione e alle delizie del cuore. Vorrei altresì
manifestare la mia massima stima per Viola Frymann, D.O. e Edna Lay, D.O.
Sebbene probabilmente non lo sappiano, ciascuna di esse ha fornito
ispirazione e forza al mio sviluppo professionale. Vorrei ringraziare Jayne
Alexander, D.O., Mary Bayno, D.O., Michael Burraunno, D.O., Hugh Ettlinger,
D.O., Andrew Goldman, D.O., Sabine Schmidt, D.O. e Lynette Bassett, D.O.per
la loro lettura critica e discussione durante l’intera produzione del testo.
Inoltre, Susan Winer mi ha gentilmente elargito dei consigli editoriali
nelle prime fasi della stesura, per i quali le sono molto grata. Non potrei
concludere senza prima aver ringraziato il mio rispettabile amico e collega
Frank H. Willard, PhD. Per molti anni ho avuto la fortuna di lavorare con
lui. Le foto in sezione nel testo sono parte di una collezione che abbiamo
sviluppato nella scorsa decade. Il Dr. Willard è un dotato anatomista e
fotografo. Infine, ed in modo più importante, vorrei ringraziare la mia
famiglia, in special modo Francis e Jesse, che mi hanno sostenuto,
incoraggiato, lusingato, allettato e nutrito durante l’intero svolgimento
del lavoro.
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