UN APPROCCIO OSTEOPATICO PER I BAMBINI


MONOCROMIA
Pagine: 291
Formato: mm 219X276X20




Di Jane Carreiro D.O.
€ 96,00

 

                                     

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Presentazione e Ringraziamenti

Il presente testo si compone di informazioni tratte da svariate fonti. Rappresenta il culmine della ricerca, dello studio e della pratica nella scienza e nell’arte dell’osteopatia e della sua applicazione ai bambini. Durante il mio percorso, ho appreso molto dai miei colleghi e dai miei insegnanti, ma la maggior parte di ciò che ho imparato mi è giunta dai miei pazienti. Dal più piccolo neonato, di diciassette settimane di gestazione, al più grande, alla sua nona decade di vita, i loro corpi, le loro menti ed il loro spirito mi hanno insegnato ad essere quieta ed ascoltare. Nella mia, in qualche modo semplice, opinione, gran parte dell’arte dell’osteopatia risiede nell’abilità di integrare l’informazione indescrivibile, forse persino incomprensibile ma palpabile, che il corpo del paziente ci fornisce con ciò che è scientificamente conosciuto e compreso. Un tipo di informazione non nega né sminuisce il valore dell’altra. Esse si amalgamano per fornirci un quadro più completo, unificato dell’individuo. La presente opera costituisce il mio tentativo di realizzare ciò. Il libro è diviso in due parti. Nella prima si discutono i concetti di base della fisiologia, dalla prospettiva di un clinico osteopata. Nella seconda parte, vengono descritti i più comuni processi patofisiologici osservati nei bambini. Svariati temi ricorrenti si intessono in tutto il testo: i meccanismi attraverso i quali i processi patofisiologici si influenzano l’un l’altro; i normali cambiamenti ed adattamenti nella struttura e nella funzione che si verificano durante l’infanzia ed il modo in cui tali cambiamenti possono essere influenzati dai suddetti processi; ed un razionale approccio per il trattamento osteopatico. Un credo comune, nella pratica osteopatica degli Stati Uniti, è che “l’indicazione per la manipolazione osteopatica sia data dalla disfunzione somatica”. Mentre ciò può corrispondere a verità, processi patofisiologici differenti spesso richiedono differenti approcci osteopatici, soprattutto nei giovanissimi, negli anziani e nei pazienti molto malati. Tenendo a mente ciò, la disfunzione somatica viene discussa dalla prospettiva dei sintomi riscontrati nei diversi tessuti, vale a dire sintomi fluidi, membranosi, articolari, ossei e neurali. Il trattamento osteopatico viene discusso nel contesto dei modelli fisiologici: interazioni somato-viscerali, influenze posturali o biomeccaniche, il sistema neuroendocrino, il sistema respiratorio/circolatorio ed il modello bioenergetico. Sebbene una discussione di tali modelli sia integrata in tutto il testo, viene di seguito fornita una breve sinossi. Uno dei principali indizi diagnostici che possono essere raccolti da un esame osteopatico consiste nella facilitazione spinale. Si tratta di un’area localizzata di cambiamento palpatorio nei muscoli e nelle fasce adiacenti alla colonna. I cambiamenti includono: un rigonfiamento del tessuto o edema, un aumento o diminuzione della temperatura e rigidità o perdita di tono. Tali cambiamenti nella trama tissutale rappresentano aree localizzate di infiammazione che si verificano in risposta ad un insulto locale diretto. Possono altresì sopraggiungere in risposta ad un danno o irritazione a carico dei tessuti distali, attraverso i riflessi viscero-somatici. Questi ultimi sono stati descritti per la prima volta nella prima parte del corrente secolo. Recenti indagini scientifiche nel meccanismo e negli effetti di tali interazioni hanno posto nuova luce sulla stretta relazione tra il sistema muscoloscheletrico ed i visceri, per mezzo del sistema nervoso simpatico. I riflessi di Chapman sono aree superficiali di cambiamento nella trama tissutale profondamente correlate alla patologia viscerale. Tali piccole aree di tessuto fibroso si riscontrano nella parte anteriore e posteriore del torso. Il luogo dei sintomi sia anteriori che posteriori suggerisce un problema viscerale (Owen 1963). I riflessi di Chapman furono discussi per la prima volta nella prima parte del XX° secolo da Frank Chapman, D.O. Sono facilmente integrati nell’esame fisico generale e forniscono un ulteriore strumento nello sviluppo di una diagnosi differenziale. Una comprensione generale della mappa viscero-somatica e dei riflessi di Chapman può fornire al clinico degli indizi circa la probabile causa dei sintomi del paziente, così come un percorso per l’approccio terapeutico. La connessione immuno-neuroendocrina è un termine che è stato coniato in riferimento alla complicata interdipendenza tra il sistema nervoso, l’equilibrio ormonale e la funzione immunitaria. Parlando in termini basilari, il corpo umano mantiene un equilibrio interno o omeostasi, attraverso secrezioni chimiche ritmiche provenienti dal cervello (neurotrasmettitori), dagli organi del sistema immunitario (immunoregolatori) e dalle ghiandole (ormoni). Tali secrezioni chimiche interagiscono al fine di stimolare e sopprimere l’un l’altra, in tal modo coordinando la chimica interna del corpo. Stimoli potenzialmente nocivi, provenienti sia da fonti esterne che interne, possono alterare tali modelli ritmici, influenzando così l’omeostasi della chimica interna del corpo e creando una risposta adattiva generale. Normalmente, una volta che lo stress viene rimosso, la risposta adatVI AN OSTEOPATHIC APPROACH TO CHILDREN tiva si risolve e l’omeostasi è ristabilita. Tuttavia, a seguito di uno stress forte o prolungato, l’intera fisiologia del sistema immuno-neuroendocrino può alterarsi, creando una condizione permanente di risposta adattiva. La chimica del cervello, la funzione del sistema immunitario e l’equilibrio ormonale risulteranno alterati. Tale individuo non solo sarà più soggetto a malattie, ma gli risulterà più difficile anche adattarsi ad una qualsiasi nuova condizione di stress. Molti studi hanno dimostrato che in una condizione di stress si verificano cambiamenti nelle cellule immunitarie, nei livelli ormonali e nella funzione del sistema nervoso (McEwan 1987, Ganong 1988, Gold & Goodwin 1988a, 1988b, Keicolt Glaser & Glaser 1991, Esterly 1992, Sternberg 1992). Gli stimoli che producono stress possono includere influenze psicologiche e fisiologiche. Il dolore, o stimolo nocicettivo, è considerato un potente fattore di stress. Da una prospettiva osteopatica, la disfunzione somatica, o altre tensioni nel corpo del paziente, possono influenzare in maniera avversa il sistema immuno-endocrino. Il modello biomeccanico/posturale vede il corpo come un’integrazione delle componenti somatiche. Gli stress o gli squilibri tra tali componenti avranno come conseguenze: aumento del consumo energetico, cambiamenti nella struttura articolare, impedimenti della funzione neurovascolare ed alterazione del metabolismo. Nei bambini molto piccoli, gli stress biomeccanici o posturali possono influenzare lo sviluppo delle abilità motorie e persino i processi cognitivi. Inoltre, meccaniche posturali alterate influenzeranno il tessuto connettivo e le fasce, intaccando potenzialmente il drenaggio linfatico e vascolare. Tali cambiamenti possono contribuire all’accumulo di prodotti di scarto cellulare, ad un’alterazione del PH tissutale, a cambiamenti nella pressione osmotica ed impedimenti nella liberazione di ossigeno e nutrienti. Ciò si rivela importante nei casi di infezione, problemi cardiopolmonari e disturbi metabolici, quali il diabete. Gli squilibri posturali possono altresì causare irritazione ai tessuti paraspinali, inclusi i tessuti articolari delle vertebre. L’irritazione di tali tessuti stimolerà le fibre somatosimpatiche, provocando cambiamenti mediati dal sistema simpatico nei tessuti coinvolti , così come potenziali cambiamenti nei visceri associati. Il modello respiratorio/circolatorio è preposto al mantenimento degli ambienti extracellulare ed intracellulare, attraverso la libera emissione di ossigeno e nutrienti e la rimozione dei prodotti di scarto. L’integrità del sistema respiratorio/circolatorio è influenzata, dai cambiamenti posturali, ad un livello microscopico attarverso gli stress tissutali, ad un livello macroscopico attraverso la meccanica respiratoria. La maggior parte dei muscoli della schiena, del torace, del collo e delle estremità superiori giocano un ruolo importante nella meccanica respiratoria. Un’alterata meccanica respiratoria può contribuire alla congestione tissutale e ad una diminuzione della clearance; ad un’alterata ventilazione e ad un aumento del dispendio energetico; infine, ad un’alterazione delle pressioni del ritorno linfatico e venoso. I fattori che possono influenzare la meccanica respiratoria includono, sebbene non si limitino solamente a malattie respiratorie, scoliosi, chirurgia addominale o toracica, obesità e cambiamenti posturali. Il corpo umano richiede un equilibrio tra il dispendio e l’approvvigionamento di energia, al fine di mantenere l’omeostasi. Un operato efficiente dei sistemi interni del corpo conserva l’energia che può essere utilizzata per adattarsi ai fattori di stress esterni, quali ad esempio carenze nutrizionali, trauma, infezioni, stimolazione nocicettiva ed altri. Quando svariati fattori di stress hanno luogo simultaneamente, la loro influenza può divenire cumulativa o sinergica, compromettendo ulteriormente l’abilità del corpo nel mantenere l’omeostasi. I cambiamenti nel sistema muscoloscheletrico possono aumentare la richiesta di energia del corpo. Ad esempio, una restrizione nel movimento articolare per via di una disfunzione somatica altererà la biomeccanica e ridurrà l’efficienza del movimento. Utilizzare quell’articolazione richiederà più lavoro è ciò aumenta la richiesta metabolica che il paziente deve affrontare. Ora, immaginate che vi siano molte articolazioni ristrette, tutte nel torace, ed il paziente sia un neonato di quattro mesi affetto da virus sinciziale respiratorio. Ciascun processo che interferisca con l’omeostasi sistemica o locale potenzialmente può aumentare le richieste di energia del corpo. Nella mia opinione, tali cinque modelli fisiologici si intessono a formare la struttura dell’approccio osteopatico. Vi è un altro elemento che, se aggiunto, fa dell’approccio osteopatico un trattamento osteopatico. Si tratta della relazione tra il medico osteopata ed il paziente. Con ciò non intendo le loro personalità – la maggior parte dei pazienti di due settimane non possiedono una spiccata personalità! - mi riferisco ad un riconoscimento che deve aver luogo tra il medico ed il paziente. Nonostante probabilmente non possieda abilità di conversazione, persino il più giovane dei pazienti è un individuo, un essere umano completo, con patimenti nella Vita né minori né maggiori rispetto al medico. Il trattamento osteopatico richiede due elementi per avere un buon esito: il paziente ed il medico. Gli osteopati non sono dei guaritori abietti. Sono agevolatori. Il paziente fornisce gli indizi che ci permettono di utilizzare la nostra conoscenza e la nostra abilità nell’agevolare il cambiamento. Tuttavia, è il corpo del paziente, il meccanismo del paziente che deve attuare quel cambiamento. Il medico osteopata deve avere un rapporto umano con il bambino. Non si può prendere ed agire semplicemente sui tessuti. Nel corso della presente opera, ho cercato di incorporare le tecniche più comunemente praticate con gli approcci utilizzati nella professione osteopatica. Tuttavia, dal momento che la maggior parte del libro ha a che fare con bambini molto piccoli, gli insegnamenti di William Garner Sutherland, D.O. figurano in maniera prominente nel testo. E’ importante ricordare che il Dr. Sutherland diceva sempre che i suoi insegnamenti non costituivano una sua idea, bensì la sua comprensione dei principi dell’osteopatia del Dr. Still. Allo stesso modo, ciò che è scritto in queste pagine non sono idee mie, mie invenzioni o scoperte. Non è altro che un tentativo di spiegare la mia tuttora debole comprensione dei principi dell’osteopatia nel trattamento dei bambini. Tenendo a mente ciò, incoraggio ciascun lettore a rendermi noto quando l’informazione non è chiara, è incompleta o (non voglia il cielo) semplicemente sbagliata. Va da sé che i colpetti sulla spalla sono sempre ben accetti. La dottoressa Anne Wales ama dire: “Noi osteopati siamo ad una linea di confine, oltre il quale vi è l’inesplorato”. Sono impaziente di viaggiare con voi.
JC, 2003 PREFAZIONE THE GASTROINTESTIPNRAEL FSAYZSIOTENME VII BIBLIOGRAFIA Esterling B 1992 Stress-associated modulation of cellular immunity. In: Willard FH, Patterson M (eds) Nociception and the neuroendocrineimmune connection. American Academy of Osteopathy: 275–294 Ganong W 1988 The stress response – a dynamic overview. Hosp Prac 23: 155–171 Gold P, Goodwin F 1988a Clinical and biochemical manifestations of stress: Part I. New England Journal of Medicine 319: 348–353 Gold P, Goodwin F 1988b Clinical and biochemical manifestations of depression: Part II. New England Journal of Medicine 319: 413–420 Keicolt-Glaser JK, Glaser R 1991 Stress and immune function in humans. In: Ader R, Felton DL, Cohen N (eds) Psychoneuroimmunology, 2nd edn. Academic Press, San Diego, CA, pp 849–895 McEwan B 1987 Glucocorticoid-biogenic amine interactions in relation to mood and behavior. Biochem Pharm 36: 1755–1763 Owen C 1963 An endocrine interpretation of Chapman’s reflexes, 2nd edn. American Academy of Osteopathy, Colorado Sternberg E, Chrousos G 1992 The stress response and the regulation of inflammatory disease. Ann Intern Med 117: 854–866

Ringraziamenti
La presente opera non sarebbe mai potuta giungere a realizzazione se non fosse stato per il sostegno, la pazienza e l’incoraggiamento di Mary Law, Katrina Mather e Derek Robertson della Elsevier Science. A loro devo la mia gratitudine. Altresì generosi nel loro sostegno ed incoraggiamento sono stati Steve Shannon, D.O. e Boyd Buser, D.O., Preside e Vice Preside del College of Osteopathic Medicine all’Università del New England. Vorrei ringraziare i membri del mio dipartimento, Ann Nielsen e Nancy Goulet; George Pasquarello, D.O., Charlie Carr, D.O. e Ralph Thieme, D.O.; così come gli interni e colleghi per avermi sostenuta ed aver messo in fuga i miei frequenti momenti di preoccupazione per tale lavoro. Allo stesso modo, vorrei ringraziare gli studenti del Royal Melbourne Institute of Technology, della Winer Schule fur Osteopathie, della European School of Osteopathy ed in special modo del College of Osteopathic Medicine dell’Università del New England, per il loro contagioso entusiasmo, le loro domande minuziose e la loro insistenza sulla chiarezza. Mi avete insegnato molto. Tuttavia, in modo ancor più importante, sono per sempre indebitata con Anne Wales, D.O. e James Jealous, D.O., due amici ed insegnanti che mi hanno aiutato ad aprire la porta alla mia vocazione e alle delizie del cuore. Vorrei altresì manifestare la mia massima stima per Viola Frymann, D.O. e Edna Lay, D.O. Sebbene probabilmente non lo sappiano, ciascuna di esse ha fornito ispirazione e forza al mio sviluppo professionale. Vorrei ringraziare Jayne Alexander, D.O., Mary Bayno, D.O., Michael Burraunno, D.O., Hugh Ettlinger, D.O., Andrew Goldman, D.O., Sabine Schmidt, D.O. e Lynette Bassett, D.O.per la loro lettura critica e discussione durante l’intera produzione del testo. Inoltre, Susan Winer mi ha gentilmente elargito dei consigli editoriali nelle prime fasi della stesura, per i quali le sono molto grata. Non potrei concludere senza prima aver ringraziato il mio rispettabile amico e collega Frank H. Willard, PhD. Per molti anni ho avuto la fortuna di lavorare con lui. Le foto in sezione nel testo sono parte di una collezione che abbiamo sviluppato nella scorsa decade. Il Dr. Willard è un dotato anatomista e fotografo. Infine, ed in modo più importante, vorrei ringraziare la mia famiglia, in special modo Francis e Jesse, che mi hanno sostenuto, incoraggiato, lusingato, allettato e nutrito durante l’intero svolgimento del lavoro.